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Turismo digitale · Algoritmi e scelte

Cerchi un viaggio o stai parlando con un algoritmo?

Come motori di ricerca, social, piattaforme e assistenti AI selezionano le proposte che vediamo prima di prenotare.

La scelta finale rimane nostra. Gli algoritmi, però, possono restringere il campo delle possibilità che prendiamo davvero in considerazione.

Apri un social e compare il video di una spiaggia. Cerchi il nome della località e il motore di ricerca ti propone una guida, alcuni hotel e una serie di domande già pronte. Entri in una piattaforma di prenotazione e trovi una lista ordinata di strutture. Infine chiedi a un assistente AI di costruire un itinerario adatto al tuo budget.

Sembra che siamo noi a condurre la ricerca. In realtà, a ogni passaggio, un sistema decide quali informazioni mostrarci per prime, quali riassumere e quali lasciare più in basso o fuori dallo schermo.

Questo non significa che «l’algoritmo sceglie il viaggio al posto nostro». Sarebbe una frase efficace, ma troppo semplice. La scelta finale rimane nostra. L’algoritmo, però, può restringere il campo delle possibilità che prendiamo davvero in considerazione. E ciò che non vediamo difficilmente entrerà nella decisione.

La domanda utile diventa quindi: quando riceviamo un suggerimento di viaggio, sappiamo perché proprio quella meta, quell’hotel o quell’esperienza è arrivata davanti alle altre?

Prima ancora della ricerca: l’ispirazione

Non sempre decidiamo prima la destinazione e poi cerchiamo informazioni. Spesso il desiderio nasce mentre scorriamo immagini, video, racconti e pubblicità. Una località diventa familiare perché compare più volte; un tipo di vacanza sembra popolare perché molte persone pubblicano contenuti simili; una struttura appare affidabile perché la riconosciamo.

I sistemi di raccomandazione osservano segnali come i contenuti visualizzati, le interazioni, le ricerche e il tempo dedicato a un argomento. Questi segnali non rivelano necessariamente ciò che desideriamo davvero: indicano soprattutto ciò che ha attirato la nostra attenzione in quel momento.

Guardare fino alla fine un video su una crociera può essere interpretato come interesse. Potrebbe però trattarsi di curiosità professionale, di una ricerca per un’altra persona o semplicemente di un’immagine insolita. L’algoritmo non legge le intenzioni: costruisce una previsione usando i dati disponibili.

La ripetizione può essere utile, perché porta alla luce idee che non avremmo cercato. Può anche creare un’impressione distorta: se vediamo continuamente la stessa destinazione, possiamo confondere la sua visibilità con la sua effettiva adeguatezza alle nostre esigenze.

Una classifica non è un catalogo neutrale

Quando apriamo una piattaforma turistica non vediamo tutte le strutture nello stesso momento. Vediamo una classifica. Anche l’ordinamento suggerito è il risultato di criteri stabiliti dalla piattaforma.

Booking.com, nella pagina in cui spiega il proprio funzionamento, precisa che i risultati iniziali vengono ordinati secondo una modalità predefinita e che la posizione può dipendere da diversi fattori. L’utente può modificare la lista attraverso filtri e altri criteri di ordinamento.

Il punto non è sostenere che una classifica sia scorretta. Senza un ordinamento, confrontare migliaia di risultati sarebbe quasi impossibile. Bisogna però distinguere due idee:

Una famiglia con bambini piccoli, una persona con mobilità ridotta e chi viaggia per lavoro possono inserire la stessa città e le stesse date, ma avere necessità completamente diverse. Se questi vincoli non vengono dichiarati, la piattaforma riempie i vuoti con segnali generali: popolarità, disponibilità, valutazioni, prezzo, posizione o probabilità di prenotazione.

Dalla lista alla risposta già pronta

La ricerca sta diventando conversazionale. Invece di aprire dieci pagine, possiamo formulare una richiesta lunga: «Organizza quattro giorni in una città europea raggiungibile con volo diretto, con un budget preciso, ritmi tranquilli e attività adatte a un adolescente».

Il vantaggio è evidente. L’assistente raccoglie molti vincoli, confronta informazioni e trasforma una ricerca dispersiva in una proposta leggibile. Nel gennaio 2026 Google presentava Canvas in AI Mode come uno spazio capace di costruire e modificare itinerari con voli, hotel, ristoranti e attrazioni. Nell’agosto 2026 ha annunciato ulteriori funzioni per monitorare i prezzi dei voli e, negli Stati Uniti, completare prenotazioni alberghiere direttamente dentro AI Mode attraverso partner integrati.

Queste funzioni non sono disponibili allo stesso modo in tutti i Paesi. La stessa comunicazione di Google specifica che alcune funzioni non sono disponibili nei Paesi dello Spazio economico europeo e che la prenotazione alberghiera in AI Mode è partita negli Stati Uniti in inglese. Per chi legge dall’Italia, quindi, una dimostrazione vista online non prova che lo stesso servizio sia già utilizzabile qui.

La trasformazione più importante, però, non è il pulsante di prenotazione. È il passaggio da una lista di collegamenti a una risposta sintetica. Quando leggiamo dieci risultati vediamo almeno in parte le differenze tra le fonti. Quando riceviamo un unico itinerario fluido, quelle differenze diventano meno visibili.

Una risposta comoda può nascondere le alternative

Un assistente AI non possiede un catalogo completo e immutabile del turismo. Produce una risposta utilizzando le informazioni alle quali ha accesso, le istruzioni ricevute, i limiti del servizio e il modo in cui interpreta la domanda.

Se chiediamo «qual è il miglior hotel?», la domanda è incompleta. Migliore per prezzo, accessibilità, silenzio, posizione, assistenza, politica di cancellazione o servizi per bambini? In assenza di criteri, il sistema può proporre opzioni note, frequentemente citate o facili da descrivere. Una risposta convincente può far dimenticare che altre strutture non sono state considerate.

Quattro momenti diversi
  1. Ispirazione: cerchiamo idee.
  2. Confronto: verifichiamo alternative reali.
  3. Prenotazione: accettiamo prezzo, disponibilità e condizioni.
  4. Assistenza: gestiamo cambiamenti e imprevisti.

L’AI può essere molto utile nella prima fase e nella costruzione di domande. Diventa più delicata quando utilizziamo una risposta non verificata per pagare, rinunciare a un diritto o organizzare passaggi che dipendono l’uno dall’altro.

Una ricerca commissionata da Expedia Group e condotta da YouGov nel marzo 2026 su oltre 5.700 adulti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in India fotografa questa distanza. Il 53% degli intervistati dichiarava di sentirsi a proprio agio nel ricevere proposte di viaggio dall’AI, ma il 68% preferiva prenotare con un marchio turistico conosciuto invece che tramite chatbot o agenti AI. Il dato non rappresenta automaticamente i viaggiatori italiani e proviene da un’impresa del settore; resta utile come indicazione della differenza tra accettare un suggerimento e affidare al sistema una transazione.

Personalizzazione: utile, ma non completa

La personalizzazione riduce il rumore. Se indichiamo aeroporto di partenza, budget, periodo, composizione del gruppo e interessi, il sistema può eliminare molte proposte irrilevanti. Il rischio nasce quando la personalizzazione diventa invisibile e noi scambiamo ciò che ci viene mostrato per l’intera offerta disponibile.

Nell’Unione europea il Digital Services Act impone alle piattaforme che utilizzano sistemi di raccomandazione di spiegare, in linguaggio chiaro e comprensibile, i principali parametri impiegati e le possibilità offerte all’utente per modificarli o influenzarli. Per le piattaforme e i motori di ricerca molto grandi sono previste anche opzioni di raccomandazione non basate sulla profilazione.

Queste regole non rendono ogni classifica perfettamente trasparente. Offrono però un principio utile anche nella vita quotidiana: una raccomandazione dovrebbe essere osservata insieme ai criteri che l’hanno prodotta.

Come usare l’AI senza delegarle la vacanza

1. Dichiarare i vincoli prima delle preferenze

Prima di chiedere «dove posso andare?», indica ciò che non può essere ignorato: budget complessivo, aeroporto o porto di partenza, date realmente disponibili, documenti, mobilità, età dei viaggiatori, allergie, ritmi e servizi indispensabili.

2. Chiedere alternative realmente diverse

Non limitarti a «dammi altre tre mete». Chiedi una proposta prudente, una economica e una meno conosciuta, spiegando per ciascuna vantaggi, limiti e condizioni da verificare. In questo modo il sistema non produce soltanto variazioni della prima risposta.

3. Domandare perché una proposta è stata inclusa

Chiedi quali criteri sono stati usati, quali informazioni potrebbero essere incomplete e quali alternative sono state escluse. La spiegazione non rende automaticamente corretta la raccomandazione, ma rende più visibili le ipotesi.

4. Separare idee e dati aggiornati

Un itinerario suggerito è una bozza. Orari, prezzi, disponibilità, requisiti d’ingresso, chiusure, lavori, collegamenti e condizioni di cancellazione richiedono una verifica attuale.

5. Tornare alle fonti originali

Apri i collegamenti dai quali provengono le informazioni. Per voli, strutture, trasporti, musei e documenti consulta i siti ufficiali. Quando un passaggio è decisivo, chiedi conferma al fornitore o a un professionista competente.

6. Non fornire dati personali inutili

Per ricevere un’idea non è necessario comunicare numeri di documento, dati sanitari identificativi, coordinate di pagamento o informazioni riservate. Usa descrizioni essenziali e condividi i dati necessari soltanto nel servizio appropriato, dopo averne controllato condizioni e affidabilità.

7. Controllare chi gestisce la prenotazione

Prima del pagamento identifica il venditore, chi incassa, chi emette i documenti e chi offre assistenza. Anche quando la ricerca avviene dentro un assistente o un motore, la transazione può essere gestita da una compagnia, una struttura o una piattaforma partner.

Una prova pratica: cambiare la domanda

Per capire quanto una raccomandazione dipenda dalle istruzioni, prova tre richieste sullo stesso viaggio:

Proponimi tre mete per quattro giorni a novembre.
Proponimi tre mete per quattro giorni a novembre, partendo da Roma, con un budget totale definito e senza noleggiare un’auto.
Proponimi tre mete con questi vincoli, includendo almeno un’opzione meno conosciuta. Per ciascuna indica perché l’hai scelta, cosa non hai potuto verificare e quali fonti ufficiali devo controllare.

La terza risposta non è necessariamente perfetta, ma rende il processo più controllabile. Il valore dell’AI non sta soltanto nella velocità con cui risponde: sta nella possibilità di interrogarla, correggere i criteri e rendere esplicite le incertezze.

Non è una scelta tra algoritmo e persona

Un algoritmo può confrontare molte possibilità in pochi secondi. Una persona può comprendere meglio un bisogno non espresso, riconoscere una priorità contraddittoria e assumersi la responsabilità dell’assistenza. Le due capacità non devono essere messe in competizione.

Il viaggiatore più autonomo non è quello che rifiuta ogni raccomandazione automatica. È quello che distingue l’ispirazione dalla verifica, il suggerimento dalla disponibilità e la risposta dalla responsabilità.

Gli algoritmi influenzano la scelta soprattutto decidendo l’ordine del nostro campo visivo. Possiamo usarli bene se ricordiamo che la prima proposta non è l’intero mercato, che la personalizzazione non coincide con la comprensione e che un itinerario convincente rimane una bozza finché i suoi elementi essenziali non sono stati controllati.

Informazioni verificate il 15 settembre 2026. Funzioni, criteri di ordinamento e disponibilità geografiche possono cambiare. Verifica sempre condizioni e disponibilità sui siti ufficiali.

Fonti

  1. Booking.com — Come lavoriamo
  2. Google — How to use Canvas in AI Mode for travel planning
  3. Google — How to book travel with AI Mode in Search
  4. Expedia Group — The AI Trust Gap
  5. Regolamento (UE) 2022/2065 — Digital Services Act
  6. Commissione europea — Digital Services Act